sabato 20 aprile 2013

Spuma di baccalà

Da tempo non facevo questo antipasto tratto dal libro "Facilissimo in cucina"
I miei amici lo trovano molto delicato

                               

Ingredienti
500 g. di baccalà amollato
150 g. di maionese
4 cucchiai di olio (ne ho messo 2)
olive nere, prezzemolo, patate, sale, pepe

Dopo aver privato il baccalà della pelle e delle spine, tagliarlo a pezzi, asciugarlo e cuocerlo a vapore per 15 m. Lasciatelo raffreddare e poi tritatelo. Mettetelo in una terrina ed amalgamatevi l'olio, il prezzemolo tritato, un po' di sale, il pepe e la maionese.
Versate la spuma in una ciotolina ricoperta con pellicola trasparente, pressate, coprite e tenetela in frigo per 2 h.
Sformate il baccalà e guarnitelo con fette di patate lesse, olive nere snocciolate e foglioline di prezzemolo

Pappardelle al sugo di cinghiale

    





Alcuni giorni fa, un carissimo amico cilentano, ci ha regalato del cinghiale e subito ho approfittato per fare un piatto tipico "pappardelle al sugo di cinghiale"

Ingredienti per le pappardelle (x 6 ps)

400 g di farina 00
100 g di farina di semola di grano duro
4 uova da 60 g

Versare nella planetaria farine ed uova; mettere il gancio a K e avviare a vel. 1 per 30 sec. Poi portare gradatamente a 2 e poi a 3.
Impastare per qualche minuto

                        Togliere la planetaria, posizionare il torchio all'apparecchio e poi la trafila in bronzo per pappardelle (è la prima volta che la uso) 



                        
  Versare poco per volta l'impasto nel torchio 

                         

Far andare a vel. 3 Ecco le pappardelle.

                         


Stendere sulla tavoletta da lavoro 
                               

Dopo aver fatto marinare il cinghiale per 24 h, tritate alcuni pezzi e preparate il sugo, secondo la vostra ricetta.

Fate bollire in una pentola capiente l'acqua e sale, calate le pappardelle e cuocetele per il tempo necessario (non ho cronometrato, mi dispiace. Comunque c'è voluta una bella cottura)

Scolate, condite con ragù, parmigiano e un po' di pepe.
BUONISSIMI!


venerdì 12 aprile 2013

Panzerottuni al forno con zucchine

Avevo delle zucchine tenere, tenere con il fiore e ho fatto una ricettina che conservo da tanto tempo.

Ingredienti
300 g. di patate - 2 zucchine con i fiori - mezzo porro - sale - pepe - 1 uovo - 30 g. di parmigiano - 30 g. di pane grattugiato

Tagliare le zucchine a tocchetti piccoli, i fiori a listarelle e lasciare ammorbidire sul fuoco con un po' di olio. Lessare le patate, schiacciarle e aggiungere i tocchetti di zucchine, il parmigiano, l'uovo, il pane grattuggiato, sale e pepe. Amalgamare bene
Prendere un po di impasto per volta e formare dei piccoli panzarotti . Sistemarli sulla leccarda ricoperta di carta forno e cuocere a 180° per 15 m. A metà cottura, pennellare con un po' di olio.

giovedì 11 aprile 2013

Gnocchi al forno con asparagi

 



Ingredienti

1Kg. di patate (lessare, togliere la buccia quando sono ancora calde e passarle allo schiacciapatate)
300 g. di farina ( la quantità è indicativa, perchè dipende dalle patate)
1 uovo
 
Procedimento
Impastare delicatamente gli ingredienti, formare filoncini e tagliare gli gnocchi . Poggiate sul tavolo infarinato. Se preferite la rigatura, passate gli gnocchi sui rebbi della forchetta

Besciamella (mezzo litro) come da libro base TM 31
500 g. di asparagi già lessati (tagliare a bastoncini e lasciare le punte)
200 g. di provola di Sorrento, tagliata a dadini
100 g. di speck (una sola fetta) tagliato a dadini
Parmigiano grattugiato a piacere - sale - pepe

Calate gli gnocchi nell'acqua bollente e salata e  scolateli appena verranno a galla
Condire con una parte di besciamella. Versate una parte degli gnocchi nella pirofila, aggiungete l'imbottitura, cospargete di parmigiano e pepe. Versare il resto degli gnocchi , altra besciamella e parmigiano. Terminate con asparagi messi a raggiera
In forno a 200°, fino a doratura

Bottoni farciti





Ingredienti e passo passo  qui
http://bimby.mastertopforum.com/viewtopic.php?p=125936#125936

sabato 6 aprile 2013

Branzoaice trandafiri








                         

Carissime amiche, finalmente ho fatto anch'io una ricetta rumena (brioscine a forma di roselline, ripiene di ricotta) che avevo visto su vari Blog, ma che non realizzavo perchè volevo fare le roselline con il formaggio rumeno.
E così, mercoledì Anca, una dolcissima, bella e giovane ragazza rumena, precisamente di Vaslui che assiste una mia carissima zia, mi ha chiamata perchè sua madre era venuta a trovarla e le aveva portato il "cas proaspat de vacuta" cioè il formaggio fresco di vacca che produce nella sua fattoria.
Non potete immaginare la mia gioia. Ho preso con me alcuni ingredienti e una ricetta che avevo conservato e via, a casa di zia, a tutto gas.

Ho fatto subito amicizia con la timida signora Gina , le ho fatto mettere il grembiulino e l'ho coivolta nell'impresa.
Anche lei in Romania fa i trandafiri, (rose) ma grandi; non ha una ricetta scritta, ma mette gli ingredienti "ad occhio".
Questo è il formaggio. Come si può notare è più granuloso rispetto alla nostra ricotta
Ne abbiamo pesato 300 g , ma bastano anche 250 g
                                   

Abbiamo prima preparato il Poolish. Abbiamo fatto tutto a mano perchè mia zia non ha il Bimby

100 g di farina 00
100 g di zucchero
1 cucchiaio di miele
1 dl di latte tiepido
1 cubetto di lievito di birra 


                                

Tempo di lievitazione : 1 h

In una ciotola, abbiamo poi amalgamato il poolish con
500 g di farina 00
80 g. di burro fuso
2 uova
1 dl di latte
mezzo cucchiaino di sale
buccia grattugiata di un limone 

 
        




                        



Ancora 1 h di lievitazione

Ecco la signora Gina che prepara l'imbottitura:

                      

250 g di formaggio rumeno (da sostituire, volendo, con ricotta molto asciutta)
1 uovo
100 g di zucchero
un po' di buccia grattugiata di limone
qualche goccia di vanillina o una bustina

Trascorso il tempo di lievitazione, Anca si è cimentata nel preparare con l'impasto delle palline ( ne abbiamo fatte 56) 
 
                      

Anca -  diceva il mio papà - è un angelo ed è vero. Le voleva un mondo di bene.
Anca assiste in tutto e per tutto la mia cara zietta

                              

Abbiamo steso ogni pallina fino ad ottenere un disco
                             

Su ognuno abbiamo praticato 4 tagli.
(in rete ho visto invece fare sei tagli)


                             


Eccole sulla leccarda, rivestita di carta forno

                            

Con un uovo intero, mescolato ad un cucchiaio di miele, abbiamo spennellato le roselline e messe a cuocere in forno a 170° per una ventina di minuti



                             


Che profumo, ragazze!

P.S. Dimenticavo di dirvi che mentre aspettavamo la lievitazione, con altro formaggio, misto a pezzetti di salame e capicollo, parmigiano e un uovo, ho preparato un rustico veloce. Una vera bontà! (alla signora Gina e alle amiche di mia zia, è piaciuto moltissimo).

Questa è stata per me una bella esperienza, all'insegna del rispetto, della condivisione, dell'aiuto    vicendevole, dei sorrisi.
Romania-Italia, insieme per preparare qualcosa di dolce e di salato e per allietare la giornata di mia zia, in dialisi da ben sei anni.
Da ripetere ancora, con altra ricetta, naturalmente.

"Se un uomo è gentile con uno straniero, mostra di essere cittadino del mondo. il suo cuore non è un'isola, staccata dalle altre, ma un continente che le riunisce" (Francis Bacon)


martedì 26 marzo 2013

Il Giovedì Santo e l'usanza della zuppa di cozze

Il Govedì Santo si celebra la messa in Cena Domini che  ricorda l'istituzione dell'Eucarestia e del sacerdozio
Durante la celebrazione della messa,, il sacerdote lava i piedi a 12 fanciulli per ricordare ciò che aveva fatto Gesù ai suoi discepoli. Questo atto significa, simbolicamente, il dovere di vivere al servizio degli altri.
(Nonna Mariuccia, quando ero bambina, preparava 13 piccoli casatielli con l'uovo sopra: 12 li  regalava ad altrettanto  bambini che si sottoponevano al rito della lavanda dei piedi e uno lo regalava a me).
Dopo la lavanda dei piedi, il sacerdote consacra due ostie: una viene consumata  e l'altra, alla fine della celebrazione, viene portata in processione all'interno della chiesa e messa in un ciborio posto sull'altare della Cappella del Crocifisso, detta
impropriamente "sepolcro"
La cappella del sepolcro viene addobbata con luci, piantine di grano germogliato e fiori offerti dai fedeli.
Un tempo, quando le piantine di grano venivano ritirate, dopo Pasqua, i fedeli usavano fare mazzetti legati con il nastrino rosso e, dopo averli fatti seccare,  li conservavano. Quando poi infuriava un temporale e c'erano fulmini a squarciare il cielo, si usava buttare questi mazzetti fuori di casa, verso l'alto. A questo gesto, si accompagnavano le seguenti parole: "Alto, quanto è alto il nome di Dio"
Sempre durante la messa della Cena, al canto del Gloria, le campane che rappresentano la vita e la resurrezione, vengono suonate per ricordare l'imminente Pasqua; poi vengono "attaccate" cioè taceranno fino alla notte del Sabato Santo.
Un tempo 'a gloria si scioglieva il sabato mattina.



In questo giorno a Napoli, si usa mangiare il piatto della tradizione cioè 'a zuppa 'e cozzeche
Da buona napoletana e, fedele alla tradizione,, il giovedì santo, uso prepararla anch'io




Servone le freselle da bagnare con l'acqua di cottura delle cozze, le cozze, il polpo e i maruzzilelli o le lumachine. Il tutto rigorosamente condito con  'o russo cioè il liquido forte che mi regala il pescivendolo.
E' una vera bontà, parola di napoletana!

Ma, vi domanderete,  dove trova radici questa tradizione?
Pare che risalga a Ferdinando I di Borbone che, oltre ad essere goloso di pesce e di mitili, amava particolarmente mangiare le cozze che lui stesso  pescava  nel golfo di Napoli. Dai suoi cuochi se li faceva preparare in modo elaboratissimo.
Una volta,  il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, gli consigliò di mangiare meno e di non fare peccati di gola. almeno durante la settimana santa. Allora  il re, pur di non rinunciare alle sue amate cozze, un giovedì santo, se li fece preparare a mo' di  zuppa e condite solo con pomodoro e salsa di peperoni.
Fu così che la ricetta si diffuse tra il popolo e in molti cominciarono a mangiare, il giovedì santo, la zuppa di cozze.
Quelli che non potevano acquistarle pechè costavano tanto, sostituirono la zuppa di cozze con la zuppa di lumache. 


domenica 24 marzo 2013

Cestino farcito





Ingredienti
400 g di farina
20 g di lievito di birra
mezzo cucchiaino di zucchero
70 g di burro a temperatura ambiente
180 g di acqua
2 uova - sale
Stampo-cestino della Pavoni

Procedimento
Setacciare la farina e aprirla a fontana in un recipiente. Sciogliere il lievito in 100 g di acqua appena tiepida. Versare nella farina, polverizzare con lo zucchero e con un po' di farina raccolta dal bordo.
Coprire la ciotola e lasciar lievitare 25 m.
Impastare la farina con il resto degli ingredienti, un bel pizzico di sale e acqua tiepida fino ad avere una pasta morbidissima ed elastica. Formate una palla, infarinatela e lasciate lievitare coperta per 60 m.
Trascorso questo tempo, rilavorate la pasta e adagiatela nello stampo premendo con le mani. Proteggete con un canovaccio e lasciate lievitare per altri 40 m.
Cuocere in forno a 170° per 40 m. Sfornate, sformate su gratella e lasciate raffreddare.

Quando il cestino è diventata freddo, l'ho tagliato in due e l'ho farcito a modo mio.
Ho spalmato della ricotta cremosa, su questa ho messo le fette di prosciutto crudo e foglie di insalata. Infine ho decorato con maionese, zucchine, carote ed olive nere

giovedì 21 marzo 2013

Uova: significato e tradizioni


Di uova oramai ce ne sono per tutti i gusti: dipinte, decoupate, di zucchero, di cioccolata, intagliate, ricoperte, in ceramica, in metalli preziosi.

Prima ancora di esere assorbite dall'iconografia cristiana, nell'immaginario collettivo, le uova hanno sempre significato simbolo della vita, della fertilità, del mistero, della sacralità.
A partire dal Neolitico Antico in poi, i pithoi funerari avevano forma ovale a simboleggiare il grembo della Dea Madre.
Secondo alcune credenze pagane il Cielo e la Terra erano considerate le due metà dello stesso uovo.
I Greci, i Persiani, i Cinesi le offrivano come dono per le feste primaverili; gli Egiziani le decoravano per scambiarle durante l'equinozio di primavera. I Romani per propiziarsi il raccolto, sotterravano nei campi un uovo dipinto di rosso.
Infatti, immagine di fertilità, nel corso dei tempi, le uova sono state interrate sotto le fondamenta delle case in costruzione per proteggere l'edificio da influssi negativi; portati in grembo dalle donne in stato di gravidanza per svelare il sesso del nascituro e le spose vi passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa.

L'uovo filosofale simboleggiava la creazione. Dall'uovo cresce il fiore bianco (argento), il fiore rosso (oro), il fiore azzurro (la saggezza)

Circa il Castel dell'Ovo che abbiamo qui a Napoli, una leggenda narra che il poeta Virgilio, volendo fare cosa gradita ai napoletani, vi aveva nascosto, custodito in una gabbia, un "uovo magico"dotato del potere di difendere la città da ogni catastrofe.
Tutti i napoletani ci credettero al punto che nel 1370, alla notizia che l'uovo era andato in frantumi, si scatenò tanto di quel panico che la regina Giovanna d'Angiò fu costretta a rassicurare i suoi sudditi dicendo che l'uovo era stato sostituito e che i poteri magici erano stati ristabiliti.
Secondo un altro mito, Pulcinella esce dal guscio di un uovo comparso per volere di Plutone sulla sommità del vulcano, grazie ad un impasto fatto da due fattucchiere che avevano chiesto un soccorritore per sanare situazioni di ingiustizia e di oppresione.

Con il Cristianesimo, le uova divennero metafora della resurrezione di Cristo, ma l'uso di regalare le uova è antichissimo, come la tradizione di colorarle.
Le più famose quelle di Fabergè, le più colorate quelle armene che riproducono le scene della passione di Gesù.
I Greci dipingono le uova di rosso per simboleggiare il sangue di Cristo; in Germania, e in Austria, il giovedì santo, si regalano uova verdi.
Una leggenda vuole che Maria Maddalena, annunciando agli Apostoli di aver trovato il sepolcro di Gesù vuoto, ricevette da Pietro questa risposta: - Crederò a ciò che dici, solo se le uova in quella cesta diventeranno rosse" E fu così.

In passato il divieto di consumare, durante la Quaresima, carne e uova era rigidamente seguito, così le uova accumulate venivano impreziosite e regalate per Pasqua.

Alcuni Modi di dire e proverbi  legati all'uovo:
" L'uovo di Colombo" (trovare un espediente facilissimo cui nessuno aveva pensato prima)
"Testa d'uovo" (intellettuale, le cui idee mancano di contenuto)
"Cercare il pelo nell'uovo" (cercare anche i minimi difetti nelle cose)
"Rompere le uova nel paniere" (far fallire i progetti altrui)
"Essere pieno come un uovo" ( aver mangiato molto)
" Accunciarse quatt'ove 'int'a 'nu piatto" (Sistemare le proprie cose nel migliore dei modi)
" 'A chella pure 'e jiatte le fanno ll'ove" (A certe persone va tutto bene)

mercoledì 20 marzo 2013

Biscotti decorati Pasqua 2013





 







 










(lle letterine indicano i nomi dei due bambini che riceveranno i biscotti)





Eccoli confezionati


Per questi biscotti ho sperimentato due nuove ricette: una di Cakemania e un'altra conservata nei miei appunti e trovata tempo fa sul web, ma di cui non ho l'autore

Ricetta di Cakemania
300 g di farina
2 tuorli
80 g di zucchero a velo
150 g di burro a cubetti
un pizzico di sale

Mettere tutto gli ingredienti nel robot (ho usato il Bimby) e azionare a scatti per pochi secondi. Estraete l'impasto e lavoratelo a mano su una spianatoia. Ponete in frigo.
Stendete l'impasto, usate i cutter scelti e ponete i biscotti ottenuti sulla leccarda ricoperta da carta forno e fate cuocere a 180° per una decina di minuti.
Unas volta freddi, decorate a vostro piacere

Criticità: ad onor del vero, il gusto dei biscotti è buono, ma sono troppo delicati e rischiano di rompersi durante la decorazione

Ricetta (senza autore)
300 g di farina
150 g di burro morbido
175 g di zucchero
1 uovo
scorza grattugiata di mezz'arancia
un pizzico di sale

Lavorare burro e zucchero; aggiungere l'uovo, il sale poi la buccia grattugiata e la farina. Impastate, formate una palla e mettete in frigo per un'ora.
Riprendete l'impasto, stendete e tagliate i b. con i cutter scelti.
Infornate a 270° pe 12 m.
Decorate a piacere

Questo impasto l'ho trovato particolarmente adatto per biscotti da decorare